I have a blog

per il mio ggiovine sguardo
domenica, 16 novembre 2008

In Italia… la TiVvì

Tornata, probabilmente in via definitiva, alla patria natia, pensavo di scrivere un post sulle cose che avevo notato circa, chessò, le differenze tra le strade inglesi (strette ma dritte) e quelle italiane (contorte e piene di buche), tra le code inglesi (strette ma dritte) e quelle italiane (confuse e confusionarie), confronti così, insomma. Invece, su eMTiVì, mi sono imbattuta nel video di Fabri Fibra e Gianna Nannini (ma come ignorare anche la comparsata della sempre degna di nota Ambra Angiolini…) ed ho capito che non c’era più nulla da dire. Come avrei potuto, io, trovare frasi migliori per descrivere il mio Paese? Inchinatami dunque di fronte al genio del magico paroliere senigalliese, mi son dovuta sforzare per farmi venire un’altra idea… altra idea che però non è mai arrivata. Così, impossibilitata ad aggiornare il mio blog, un po’ per pochezza mentale, un po’ per colpa di un computer in terapia intensiva, ho ben deciso di rituffarmi nella cultura italiota con l’aiuto dei programmi televisivi del dopo pranzo (chiunque sostenga di essere troppo impegnato o troppo intelligente o troppo colto per guardare Genius è pregato di levarsi di torno). Ed ecco d’improvviso l’illuminazione, superato il trauma del cambio di nome da “L’Italia sul due” a “L’Italia allo specchio”, in appena quarantacinque minuti di trasmissione (mea culpa, me ne sono accorta tardi e non l’ho potuta vedere tutta) ho potuto felicemente costatare che tutto è uguale a sei mesi fa. Le badanti e le baby-sitter sono ancora sessualmente attratte dai settantenni, le donne che lavorano sono ancora un pericolo per la famiglia e i bambini hanno ancora bisogno di vedere ben chiari i ruoli maschili e femminili per crescere bene, ruoli che per gli avventori di questo fanatastico talk show si dividono all’incirca così: se il papà si diverte guardando la partita di pallone spalmato sul divano, la mamma si diverte addirittura di più stirando calzini e lavando maglioni a mano. Insomma, vedendo tutto immutato ho potuto tirare un sospiro di sollievo, i miei valori sono ancora intatti, seppur ormai la società è tutta da un’altra parte, posso nutrire ancora una speranza, i programmi del primo pomeriggio possono ancora insegnarci qualcosa e salvarci dalla degenerazione. Alleluia.
postato da: monchi alle ore 15:52 | link | commenti | commenti
categorie: de tutto e de niente
mercoledì, 05 novembre 2008

Barack-opoli

Oggi quasi mi viene voglia di ritornare in pace con la sinistra, quasi mi viene voglia di pensare che le parole non siano solo parole, quasi mi viene voglia di credere che credere in un politico sia cosa buona e giusta.

 barack

postato da: monchi alle ore 13:07 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: elezioni
mercoledì, 05 novembre 2008

Oh, il mio fondoschiena!

Questa mattina leggevo su questo blog circa l'ultima trovata dell' Unità per farsi pubblicità.

untitled

Allora, se a me fanno arrabbiare più i compagni (amici, fratelli, cugini o cognati, qualunque sia il modo in cui vogliono sentirsi chiamare) che Roberto Calderoli, un motivo ci sarà, no? Ma Anna Tatangelo non ci ha insegnato proprio niente? Concita, visto che te la sei persa, la rimando, per favore, questa volta prendi appunti.

postato da: monchi alle ore 01:56 | link | commenti | commenti
categorie: roba seria, ma anche no, immani dolori
giovedì, 30 ottobre 2008

Magari andavo in Alaska

Oggi è stata una giornata straziante: quattro ore di sonno, dieci di lavoro, e tre di passeggiata con intenti shoppingesti in una Oxford Street che a causa della pioggia era ancora più affollata del solito (manco portati a compimento causa stanchezza così elevata che solamente togliermi lo zaino per prendere il portafoglio o, ancor peggio, togliermi i vestiti per provare qualcosa sono azioni che hanno assunto ai miei occhi dimensioni spropositate). Questa sofferenza fisica e mentale, tuttavia, io pensavo che me la sarei potuta scrollare di dosso appena tornata a casa. Mentre sonnecchiavo in autobus con un occhio buttato fuori per controllare le fermate pensavo: "Ah! Ma che ti frega, adesso ti riposi un po', chessò, ti guardi un film, ti fai una bella doccia, ti leggi un libro e tutto passa, tanto poi domani hai pure il giorno libero".  Arrivo nella mia stanzetta quindi piena di belle speranze. Mi siedo di fronte al Piccì, mi collego ad intèrnette e vado a controllare la posta. Ma, uhm, c'è qualcosa di strano nell'aria. Le mie mani iniziano a rattrappirsi, piano piano anche la forza di girare la rotellina del mouse mi abbandona, diamine! è così freddo che anche respirare mi fa quasi male (si, vabbè, questa è un po' romanzata, che manco nella Russia di Dostoevskij). Vado a controllare la colonnina di mercurio, che in realtà è nientepopodimenoché la mia sveglia, e il verdetto è spietato: 13.5 gradi! Oh, TRE-DI-CI GRADI E MEZZA! A tutto questo io dico no! E 'sticazzi! Armata di coraggio decido di affrontare la stufa. Le istruzioni sono scritte tutte in coreano, ma io faccio appello a tutta la mia sapienza e traduco il tutto (in fondo, se c'è il disegnino del termosifone e io ci giro la rotellina sopra significherà che lo stò accendendo, no?). Insomma, questo immane preambolo, lo diceva la mia prof delle medie che bruciavo sempre tutto nell'introduzione, per dire che: se non mi sentite più nei prossimi giorni, fate tesoro della mia esperienza, il disegnino del calorifero in Oriente sta per -Esplosione imminente-.

È quasi un peccato che abbia sprecato un intero post così, e pensare che mi erano venute tante belle idee in questi giorni (da quando sto quassù ho iniziato a farmi dei viaggi mentali in solitaria che non vi dico); tipo uno sproloquio sulla me studentessa di sinistra in conflitto con il mondo studentesco di sinistra, oppure la costatazione che Bridget Jones se lo vedi mentre vivi a Londra all'improvviso non fa ridere più per niente affatto. Vabbè, se mi rimane l'ispirazione rimedio nei prossimi giorni.

Stay tuned (cioè, oh, sono troppo ggiòvane, ma come mi esprimo?)

postato da: monchi alle ore 22:37 | link | commenti | commenti
categorie: londra
mercoledì, 22 ottobre 2008

La corazzata Kotiomkin

Stavo guardando l'ultima puntata di Che tempo che fa dal sito della Rai... il primo che trovo che va a vedere il film di Baricco  lo prendo a cinghiate.

postato da: monchi alle ore 13:19 | link | commenti | commenti
categorie: ma anche no, recinzioni
lunedì, 20 ottobre 2008

I linkS!

Non ne potevo più di vedere sulla destra la colonnina dei link vuota (i passanti che spiano nella mia finestra narrano di terrificanti scene autopunitive) così mi sono ingegnata e ho trovato il modo di renderla attiva. Naturalmente è stato facilissimo e la pigrizia che mi ha impedito di farlo prima non è dunque in alcun modo giustificabile; dico a mia discolpa che credevo ci sarebbe stato bisogno di mettere mano al template e di iniziare a comprendere strani liguaggi come quello html. Comunque eccoli qua, sono in ordine alfabetico, non per mia scelta che li avrei catalogati seguendo il numero di sillabe presenti nella prima pagina, ma per scelta di Splinder (si, proprio lui, il maestro Splinder), sono pochini, ma buoni. C'è un grande assente che comunque mi riservo di nominare qui, ed è quello al sito con tutti i pettegolezzi su Grey's Anatomy, purtroppo la mia parte razionale che cerca ancora di fare di me una persona, almeno agli occhi degli altri, intelligente, interessante e colta mi ha impedito di metterlo. Ora un grande dilemma mi attanaglia, come funziona? Nel senso, se io metto il link ad un blog di qualcuno che non conosco, nel quale sono capitata per caso e che mi ha fatto ridere (si, vabbè, riflettere), è buona educazione mettere un commento o qualcosa di simile? Uhm, forse si, comunque io non lo farò, e non è perché sono brutta e cattiva, eh, ma solo perché sono timida.

postato da: monchi alle ore 16:06 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: de tutto e de niente
mercoledì, 08 ottobre 2008

Amici, fratelli, cuggini

Direi che è ormai tempo di sostituire il cartello Città della Pace che se ne sta fiero sotto la scritta Jesi quando si entra nel mio caro villaggio, non trovate che sia un po' obsoleto e che sia anche un po' forzato tenerlo lì quando potremmo finalmente, anche a ragione, fregiarci di tale iscrizione: Jesi. Città di Maria De Filippi? E scusate se me ne vanto un po'. Qualcun altro che voglia andare in sfida?

postato da: monchi alle ore 22:58 | link | commenti | commenti
categorie: ggioventù bruciata, de tutto e de niente
mercoledì, 08 ottobre 2008

Goodbye

Sembra dunque deciso, anche se ancora non ho avuto il coraggio di comprare il biglietto, lascio Londra tra un mese. Addio alle lunghe code ordinatissime che, pure se piove e il negozio è praticamente vuoto, tu non è che ti puoi mettere di fianco a quello che ha il posto prima del tuo, no, devi assolutamente metterti dietro, poco importa se poi ti prende una broncopolmonite perché te ne sei stato ad aspettare un panino dieci minuti fuori della porta. Addio alla lotta senza pietà per il posto in prima fila sul secondo piano del bus, "Lo vuole il tuo figlioletto così carino ed educato? Veramente vorrebbe sedersi qui per gustarsi il panorama? Che si attaccasse! La prossima volta sale su una fermata prima". Addio alle scene di ordinaria follia per un caffè "Vuoi il tuo stupido Latte con meno schiuma? Fattelo da solo! Possibilmente a casa, così non rovini la giornata al resto dell'umanità". Ma addio anche alle passeggiate dentro Regent's park (alzi la mano chi è che non si perde ogni volta); addio a tutte le migliaia di persone che, nonostante Londra a volte dia veramente l'impressione di essere una giungla senza alcuna compassione per gli esseri umani, riescono a rimanere gentili e subito pronte al sorriso, addio ai musei gratuiti, addio ai contratti di lavoro che anche se sei appena arrivato e fai veramente una lavoro di m***a prendi comunque più di un impiegato di quarant'anni in Italia e ti pagano pure le ferie (per i quarantenni magari no, ma per quelli della mia generazione questa è quasi fantascienza), addio a una città che comunque è bellissima e che tante volte ti toglie il fiato.  

 241

Ma poi, addio? come dire... anche no. Chissà perché, ma tornare qui a Gennaio non mi sembra una possibilità così remota.

postato da: monchi alle ore 22:27 | link | commenti | commenti
categorie: londra, ma anche no, ggioventù bruciata
mercoledì, 24 settembre 2008

Impegno

Che non si dica che io sia una persona superficiale, che non si dica che passi il mio tempo pensando a quale nuova cavolata dire, che non si dica che non mi interessi del mio Paese, che non si dica che scriva delle frasi con troppi che in mezzo.

Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico! Quest'ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l'operazione. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito.

postato da: monchi alle ore 22:33 | link | commenti | commenti
categorie: roba seria
martedì, 23 settembre 2008

Rivelazioni

Dopo l'Hare Krishna che, con i suoi capelli rasati e la treccina, mi si avvicina dalle parti di Carnaby Street per chiedermi: -Tu pensi di essere una una brava persona?-, domenica ho avuto un incontro ravvicinato con una signora versione "Patti Smith che si lava i capelli" che a Tralfalgar Square ha deciso che voleva assolutamente sapere tutto sulle mie convinzioni religiose. Dico io, che approccio è, avvicinarsi a qualcuno che sta tranquillamente su un muretto cercando il telefonino nello zaino, chiedergli: -posso farti una domanda?- e, quando ormai l'ignaro interlocutore pensa -povera vecchina, si sarà persa, aiutiamola-, fargli a freddo una domanda da un milione di dollari come: -tu credi in Dio?-. Vabbè, avesse almeno cercato di convincermi su qualcosa, o di vendermi un libro come aveva fatto l'Hare Krishna, invece niente, dopo dieci minuti di discussione, mi liquida su due piedi così: -comunque pensi che l'amore tra le persone sia importante, giusto? Ok, grazie per la chiacchierata, ci vediamo-.

In ogni caso, comprare il primo cd de The Kills si è rivelato un acquisto azzeccatissimo.

postato da: monchi alle ore 11:25 | link | commenti | commenti
categorie: londra
giovedì, 18 settembre 2008

Ah! Ah! Ah! (ma che titolo intelligente)

Non so chi sia 'sta tipa in America (perché è in America mi sa che ci troviamo), ma è fantastica, ne voglio una riproduzione stile matrioska da mettere nella mia libreria.

postato da: monchi alle ore 18:22 | link | commenti | commenti
categorie: grasse risate, english for dummies
martedì, 16 settembre 2008

Paisà

Ma io lo sapevo che in lei c'era qualcosa che non andava, dico io, vai a fare le olimpiadi in Cina (e questo va pure benissimo) e con tutte le polemiche che puoi innescare te ne vai a parlare della detassazione delle medaglie, citi Ramazzotti dopo la vittoria, adesso andiamo pure a regalare fioretti autografati all'incarnazione del Male? Ma diamine! un po' di dignità. Certo, stringergli la mano, accennare anche un sorriso, magari pure sincero, un po' d'affetto non lo si nega a nessuno, ma questa refenzialità, proprio no. E pensare che ho pure pianto quando ho visto l'ultima stoccata alle finale delle Olimpiadi (vabbè, che detto da una che si commuove pure quando guarda i Simpson non è che abbia una grande valenza) e il giorno dopo sono corsa a comprare La Repubblica per mostrare a tutti i miei colleghi, a cui non poteva fregar di meno, quanto era brava la mia concittadina (e mi sa che poi sul bus mentre leggevo l'articolo ho pianto addirittura un'altra volta, ma forse era per la medaglia di judo femminile, non me lo ricordo). Comunque, faccio mea culpa, ognuno è libero di avere le sue convizioni politiche e i suoi propri gusti, e io sono una brutta persona che giudica le persone attraverso stereotipi che non valgono niente; anche se qui, però, si tratta più di distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato... e diciamolo una volta per tutte: comprare i cd di Ramazzotti è sbagliato!

165

In fondo poi a me, non è che me ne freghi tanto, io son sempre stata del partito della Trillini (il suo ritiro sì che merita le mie lacrime).

postato da: monchi alle ore 19:48 | link | commenti | commenti
categorie: ma anche no
domenica, 14 settembre 2008

E che hai studiato ad Oxford?

Memore del fascino che Cambridge aveva a suo tempo esercitato su di me, ieri pomeriggio decido di andare a fare una visitina ad Oxford. Fiorde di intellettuali che discutono circa i massimi sistemi, futuri politici che sorseggiando una birra cercano di capire come trovare una soluzione al riscaldamento globale, Tom Yorke che ne va in giro in centro con i figli, questa è la paradisiaca situazione che brancola nel mio immaginario prima di arrivare. Che lo dico a fare, quella che i miei occhi vedono è una città totalmente diversa. Se Londra è piena di italiani, Oxford ne è infestata in maniera irremediabile. Ad un certo punto, ad un incrocio, tra una suonata di clacson ed una sgommata, emerge da un finestrino completamente tirato giù addirittura questa canzone sparata a tutto volume: (vabbè, non riesco a scaricarla, non posso metterla, direi che ho aspettato abbastanza, comunque è il remix super coatto che tal dj Prezioso fece qualche estate fa della canzone di Battiato Voglio vederti danzare). Beh, è la disperazione.

Oxford secondo me, non solo è infestata da turisti e burini che non basterebbero tutte le "b" del mondo come rafforzativo per rendere l'idea, ma non è nemmeno poi così bella esteticamente. Ohi, non voglio dire che sia brutta, solo che magari mi aspettavo un po' di più. E poi, ultimo appunto: come diamine si fa a chiudere i negozi alle sei di pomeriggio pure il fine-settimana?

postato da: monchi alle ore 23:33 | link | commenti | commenti
categorie: english for dummies
sabato, 13 settembre 2008

Il rischio è il mio mestiere

Ebbene si, la malavita ha deciso che il posto dove lavoro è un buon posto per esercitare i suoi loschi traffici. Questo pomeriggio, verso le sei, il mio boss mi chiama in ufficio e mi dice: "Hai visto quei due? Sono qua da più di quattro ore, non consumano praticamente nulla, non si parlano e ogni tanto se ne vanno fuori per incontrare qualcuno". Nemmeno a dirlo, li guardo, e nei loro volti vedo il vuoto, il nulla, il buio primordiale, della serie 'sti tipi proprio mai visti prima, ma si sa che che la mia capacità di riconoscere le persone è pari al sottozero e che il mio spirito di osservazione non potrebbe essere resuscitato nemmeno con una seduta spiritica. Comunque, anniento a sprangate la mia parte razionale che sta urlando "ma che stai a di'! che te sei bevuto il cervello?", annuisco e prometto di tenerli sott' occhio; poi... incredibile! probabilmente qualcosa che non va c' è sul serio. La tipa, che tra virgolette ha una faccia così impiastricciata di trucco che sembra Moira Orfei quando va in discoteca per rimorchiare, effettivamente ogni tanto si alza distintamente dal tavolino che occupa insieme ad un altro gentil signore, e si va a sedere in un altro, ogni volta occupato da un diverso simpatico maschione. Ovviamente io colgo l'occasione al balzo per prendere un altro turno (si vabbè, lo so, l'ho fatto per i soldi) ed arrivare così alla chiusura e vedere cosa succede: sparatorie, polizia, giornali scandalistici e di cronaca che scelgono me come unica testimone dell'accaduto "Ah! vi prego, fatemi indossare i miei ray ban, i vostri flash mi accecano, ed ora basta per piacere che per oggi sono esausta", questo è ciò che mi aspetto. Naturalmente nulla succede, i due se ne vanno, nessun figuro sospetto entra più nel locale ed io rimango con niente di interessante da raccontare in giro.

postato da: monchi alle ore 02:44 | link | commenti | commenti
categorie: londra, vivere pericolosamente
martedì, 09 settembre 2008

Fede

Dopo la perdita di Dio e  l' uscita nei negozi di "Infinito" (i fan dei Litfiba sanno del tipo di dolore di cui sto parlando), avrei dovuto aver capito che la fiducia la si dovrebbe nutrire solo per il proprio canarino... perché è in gabbia. Ah! e invece un altro tradimento, Vladimir, ti prego non andare, non abbandonarci, torna a Porta a Porta.

Opponiamoci all' Isola dei famosi pure se, comunque, la cantante... anche no.

postato da: monchi alle ore 22:59 | link | commenti | commenti
categorie: immani dolori
lunedì, 08 settembre 2008

A parte la banda...

'Sti francesi...

 

postato da: monchi alle ore 20:25 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: de tutto e de niente
sabato, 30 agosto 2008

THE EUROPE non è solo il nome di un gruppo

Gli europei altri da noi appaiono così: cortesi, gentili, educati, ordinati, ligi ad ogni regola, leali, onesti, impegnati, puliti... ma io per fortuna tra qualche ora prendo lo aereo per l' Italia...

postato da: monchi alle ore 21:37 | link | commenti | commenti
categorie: de tutto e de niente
giovedì, 28 agosto 2008

Negli occhi... mai

Qui, nella terra dove hanno vissuto Shakespeare e Amy Winehouse, T. S. Eliot e le Spice Girls, c' è un solo lavoro che si può ritenere ancora peggiore dell' uomo-cartello, dell' uomo-vetrina (ebbene si, da selfridges ho visto pure dei manichini umani) o del commesso di fast food: il ragazzo-chiedi-soldi per sostenere bambiniincinabambiniinmaroccobambiniiniraqragazzemadriadulticonlabbroleporino... Sono in ogni angolo del centro, si muovono in blocco, in gruppi formati da almeno due persone, li puoi distinguere dal bell' aspetto, dal sorriso stampato in faccia e dalle magliette che mai, e dico mai, sono della giusta taglia. Appena li noti devi cambiare strada, se proprio non ce la fai e devi per forza passare di lì, l' unica soluzione per cercare di farla franca è alzare il lettore mp3 a tutto volume e cercare di fissare un punto fisso davanti a te in modo da vedere tutto il resto sfocato. Questo non li farà desistere dalla loro missione, ma tu potrai almeno continuare per la tua strada con la coscienza a posto: mica è colpa tua, tu non hai visto né sentito nessuno. Se qualcosa va storto e sei costretto a fermarti, l' ultima raccomandazione è di fingere di non capire assolutamente una parola d' inglese e biascicare qualcosa tipo "Ai emme on olidey, sorrrrri, ai donte spik inglish". Per mettere in atto questo piano, una sola raccomandazione: non guardarli mai negli occhi, potrebbero muoverti a compassione e potresti ritrovarti in un attimo a dare i dati della tua carta di credito ad un perfetto sconosciuto. Comunque, tutto questo preambolo per raccontare una scena a cui ho assistito oggi a Leicester Square. Leggete ed imparate, casomai i consigli dati da me non funzionassero. La solita sanguisuga-intervistatrice con la sua gonnellina a pieghe verde si butta su un qualunque passante: "Ciao, come stai? Posso farti qualche domanda?", risposta: "Qualcuno sta parlando con me? Dove sei? Dove?" e si comincia a guardare intorno, lei, un po' sconsolata: "Ma come, sono qui!" lui: "Dove? Io non vedo nessuno... eppure mi era sembrato di sentire una voce..." e se ne va sorridendo come se niente fosse. La ggiovane, dopo un attimo di abbattimento lungo più o meno tre millesimi di secondo si fionda contro qualcun altro come se niente fosse. Io invece me ne sto lì, come un' idiota, a pensare: "Quest' uomo è un genio, la prossima volta devo assolutamente fare come lui"... peccato che non ne troverò mai il coraggio, troppa è la tenerezza che infondono in me questi esseri indifesi, colpevoli solo, in fondo, di dover fare un lavoro orribile.

postato da: monchi alle ore 21:39 | link | commenti | commenti
categorie: londra