Oggi quasi mi viene voglia di ritornare in pace con la sinistra, quasi mi viene voglia di pensare che le parole non siano solo parole, quasi mi viene voglia di credere che credere in un politico sia cosa buona e giusta.

Questa mattina leggevo su questo blog circa l'ultima trovata dell' Unità per farsi pubblicità.

Allora, se a me fanno arrabbiare più i compagni (amici, fratelli, cugini o cognati, qualunque sia il modo in cui vogliono sentirsi chiamare) che Roberto Calderoli, un motivo ci sarà, no? Ma Anna Tatangelo non ci ha insegnato proprio niente? Concita, visto che te la sei persa, la rimando, per favore, questa volta prendi appunti.
Oggi è stata una giornata straziante: quattro ore di sonno, dieci di lavoro, e tre di passeggiata con intenti shoppingesti in una Oxford Street che a causa della pioggia era ancora più affollata del solito (manco portati a compimento causa stanchezza così elevata che solamente togliermi lo zaino per prendere il portafoglio o, ancor peggio, togliermi i vestiti per provare qualcosa sono azioni che hanno assunto ai miei occhi dimensioni spropositate). Questa sofferenza fisica e mentale, tuttavia, io pensavo che me la sarei potuta scrollare di dosso appena tornata a casa. Mentre sonnecchiavo in autobus con un occhio buttato fuori per controllare le fermate pensavo: "Ah! Ma che ti frega, adesso ti riposi un po', chessò, ti guardi un film, ti fai una bella doccia, ti leggi un libro e tutto passa, tanto poi domani hai pure il giorno libero". Arrivo nella mia stanzetta quindi piena di belle speranze. Mi siedo di fronte al Piccì, mi collego ad intèrnette e vado a controllare la posta. Ma, uhm, c'è qualcosa di strano nell'aria. Le mie mani iniziano a rattrappirsi, piano piano anche la forza di girare la rotellina del mouse mi abbandona, diamine! è così freddo che anche respirare mi fa quasi male (si, vabbè, questa è un po' romanzata, che manco nella Russia di Dostoevskij). Vado a controllare la colonnina di mercurio, che in realtà è nientepopodimenoché la mia sveglia, e il verdetto è spietato: 13.5 gradi! Oh, TRE-DI-CI GRADI E MEZZA! A tutto questo io dico no! E 'sticazzi! Armata di coraggio decido di affrontare la stufa. Le istruzioni sono scritte tutte in coreano, ma io faccio appello a tutta la mia sapienza e traduco il tutto (in fondo, se c'è il disegnino del termosifone e io ci giro la rotellina sopra significherà che lo stò accendendo, no?). Insomma, questo immane preambolo, lo diceva la mia prof delle medie che bruciavo sempre tutto nell'introduzione, per dire che: se non mi sentite più nei prossimi giorni, fate tesoro della mia esperienza, il disegnino del calorifero in Oriente sta per -Esplosione imminente-.
È quasi un peccato che abbia sprecato un intero post così, e pensare che mi erano venute tante belle idee in questi giorni (da quando sto quassù ho iniziato a farmi dei viaggi mentali in solitaria che non vi dico); tipo uno sproloquio sulla me studentessa di sinistra in conflitto con il mondo studentesco di sinistra, oppure la costatazione che Bridget Jones se lo vedi mentre vivi a Londra all'improvviso non fa ridere più per niente affatto. Vabbè, se mi rimane l'ispirazione rimedio nei prossimi giorni.
Stay tuned (cioè, oh, sono troppo ggiòvane, ma come mi esprimo?)
Stavo guardando l'ultima puntata di Che tempo che fa dal sito della Rai... il primo che trovo che va a vedere il film di Baricco lo prendo a cinghiate.
Non ne potevo più di vedere sulla destra la colonnina dei link vuota (i passanti che spiano nella mia finestra narrano di terrificanti scene autopunitive) così mi sono ingegnata e ho trovato il modo di renderla attiva. Naturalmente è stato facilissimo e la pigrizia che mi ha impedito di farlo prima non è dunque in alcun modo giustificabile; dico a mia discolpa che credevo ci sarebbe stato bisogno di mettere mano al template e di iniziare a comprendere strani liguaggi come quello html. Comunque eccoli qua, sono in ordine alfabetico, non per mia scelta che li avrei catalogati seguendo il numero di sillabe presenti nella prima pagina, ma per scelta di Splinder (si, proprio lui, il maestro Splinder), sono pochini, ma buoni. C'è un grande assente che comunque mi riservo di nominare qui, ed è quello al sito con tutti i pettegolezzi su Grey's Anatomy, purtroppo la mia parte razionale che cerca ancora di fare di me una persona, almeno agli occhi degli altri, intelligente, interessante e colta mi ha impedito di metterlo. Ora un grande dilemma mi attanaglia, come funziona? Nel senso, se io metto il link ad un blog di qualcuno che non conosco, nel quale sono capitata per caso e che mi ha fatto ridere (si, vabbè, riflettere), è buona educazione mettere un commento o qualcosa di simile? Uhm, forse si, comunque io non lo farò, e non è perché sono brutta e cattiva, eh, ma solo perché sono timida.
Direi che è ormai tempo di sostituire il cartello Città della Pace che se ne sta fiero sotto la scritta Jesi quando si entra nel mio caro villaggio, non trovate che sia un po' obsoleto e che sia anche un po' forzato tenerlo lì quando potremmo finalmente, anche a ragione, fregiarci di tale iscrizione: Jesi. Città di Maria De Filippi? E scusate se me ne vanto un po'. Qualcun altro che voglia andare in sfida?
Sembra dunque deciso, anche se ancora non ho avuto il coraggio di comprare il biglietto, lascio Londra tra un mese. Addio alle lunghe code ordinatissime che, pure se piove e il negozio è praticamente vuoto, tu non è che ti puoi mettere di fianco a quello che ha il posto prima del tuo, no, devi assolutamente metterti dietro, poco importa se poi ti prende una broncopolmonite perché te ne sei stato ad aspettare un panino dieci minuti fuori della porta. Addio alla lotta senza pietà per il posto in prima fila sul secondo piano del bus, "Lo vuole il tuo figlioletto così carino ed educato? Veramente vorrebbe sedersi qui per gustarsi il panorama? Che si attaccasse! La prossima volta sale su una fermata prima". Addio alle scene di ordinaria follia per un caffè "Vuoi il tuo stupido Latte con meno schiuma? Fattelo da solo! Possibilmente a casa, così non rovini la giornata al resto dell'umanità". Ma addio anche alle passeggiate dentro Regent's park (alzi la mano chi è che non si perde ogni volta); addio a tutte le migliaia di persone che, nonostante Londra a volte dia veramente l'impressione di essere una giungla senza alcuna compassione per gli esseri umani, riescono a rimanere gentili e subito pronte al sorriso, addio ai musei gratuiti, addio ai contratti di lavoro che anche se sei appena arrivato e fai veramente una lavoro di m***a prendi comunque più di un impiegato di quarant'anni in Italia e ti pagano pure le ferie (per i quarantenni magari no, ma per quelli della mia generazione questa è quasi fantascienza), addio a una città che comunque è bellissima e che tante volte ti toglie il fiato.

Ma poi, addio? come dire... anche no. Chissà perché, ma tornare qui a Gennaio non mi sembra una possibilità così remota.
Che non si dica che io sia una persona superficiale, che non si dica che passi il mio tempo pensando a quale nuova cavolata dire, che non si dica che non mi interessi del mio Paese, che non si dica che scriva delle frasi con troppi che in mezzo.
Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950
Dopo l'Hare Krishna che, con i suoi capelli rasati e la treccina, mi si avvicina dalle parti di Carnaby Street per chiedermi: -Tu pensi di essere una una brava persona?-, domenica ho avuto un incontro ravvicinato con una signora versione "Patti Smith che si lava i capelli" che a Tralfalgar Square ha deciso che voleva assolutamente sapere tutto sulle mie convinzioni religiose. Dico io, che approccio è, avvicinarsi a qualcuno che sta tranquillamente su un muretto cercando il telefonino nello zaino, chiedergli: -posso farti una domanda?- e, quando ormai l'ignaro interlocutore pensa -povera vecchina, si sarà persa, aiutiamola-, fargli a freddo una domanda da un milione di dollari come: -tu credi in Dio?-. Vabbè, avesse almeno cercato di convincermi su qualcosa, o di vendermi un libro come aveva fatto l'Hare Krishna, invece niente, dopo dieci minuti di discussione, mi liquida su due piedi così: -comunque pensi che l'amore tra le persone sia importante, giusto? Ok, grazie per la chiacchierata, ci vediamo-.
In ogni caso, comprare il primo cd de The Kills si è rivelato un acquisto azzeccatissimo.
Non so chi sia 'sta tipa in America (perché è in America mi sa che ci troviamo), ma è fantastica, ne voglio una riproduzione stile matrioska da mettere nella mia libreria.
Ma io lo sapevo che in lei c'era qualcosa che non andava, dico io, vai a fare le olimpiadi in Cina (e questo va pure benissimo) e con tutte le polemiche che puoi innescare te ne vai a parlare della detassazione delle medaglie, citi Ramazzotti dopo la vittoria, adesso andiamo pure a regalare fioretti autografati all'incarnazione del Male? Ma diamine! un po' di dignità. Certo, stringergli la mano, accennare anche un sorriso, magari pure sincero, un po' d'affetto non lo si nega a nessuno, ma questa refenzialità, proprio no. E pensare che ho pure pianto quando ho visto l'ultima stoccata alle finale delle Olimpiadi (vabbè, che detto da una che si commuove pure quando guarda i Simpson non è che abbia una grande valenza) e il giorno dopo sono corsa a comprare La Repubblica per mostrare a tutti i miei colleghi, a cui non poteva fregar di meno, quanto era brava la mia concittadina (e mi sa che poi sul bus mentre leggevo l'articolo ho pianto addirittura un'altra volta, ma forse era per la medaglia di judo femminile, non me lo ricordo). Comunque, faccio mea culpa, ognuno è libero di avere le sue convizioni politiche e i suoi propri gusti, e io sono una brutta persona che giudica le persone attraverso stereotipi che non valgono niente; anche se qui, però, si tratta più di distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato... e diciamolo una volta per tutte: comprare i cd di Ramazzotti è sbagliato!

In fondo poi a me, non è che me ne freghi tanto, io son sempre stata del partito della Trillini (il suo ritiro sì che merita le mie lacrime).
Memore del fascino che Cambridge aveva a suo tempo esercitato su di me, ieri pomeriggio decido di andare a fare una visitina ad Oxford. Fiorde di intellettuali che discutono circa i massimi sistemi, futuri politici che sorseggiando una birra cercano di capire come trovare una soluzione al riscaldamento globale, Tom Yorke che ne va in giro in centro con i figli, questa è la paradisiaca situazione che brancola nel mio immaginario prima di arrivare. Che lo dico a fare, quella che i miei occhi vedono è una città totalmente diversa. Se Londra è piena di italiani, Oxford ne è infestata in maniera irremediabile. Ad un certo punto, ad un incrocio, tra una suonata di clacson ed una sgommata, emerge da un finestrino completamente tirato giù addirittura questa canzone sparata a tutto volume: (vabbè, non riesco a scaricarla, non posso metterla, direi che ho aspettato abbastanza, comunque è il remix super coatto che tal dj Prezioso fece qualche estate fa della canzone di Battiato Voglio vederti danzare). Beh, è la disperazione.
Oxford secondo me, non solo è infestata da turisti e burini che non basterebbero tutte le "b" del mondo come rafforzativo per rendere l'idea, ma non è nemmeno poi così bella esteticamente. Ohi, non voglio dire che sia brutta, solo che magari mi aspettavo un po' di più. E poi, ultimo appunto: come diamine si fa a chiudere i negozi alle sei di pomeriggio pure il fine-settimana?
Ebbene si, la malavita ha deciso che il posto dove lavoro è un buon posto per esercitare i suoi loschi traffici. Questo pomeriggio, verso le sei, il mio boss mi chiama in ufficio e mi dice: "Hai visto quei due? Sono qua da più di quattro ore, non consumano praticamente nulla, non si parlano e ogni tanto se ne vanno fuori per incontrare qualcuno". Nemmeno a dirlo, li guardo, e nei loro volti vedo il vuoto, il nulla, il buio primordiale, della serie 'sti tipi proprio mai visti prima, ma si sa che che la mia capacità di riconoscere le persone è pari al sottozero e che il mio spirito di osservazione non potrebbe essere resuscitato nemmeno con una seduta spiritica. Comunque, anniento a sprangate la mia parte razionale che sta urlando "ma che stai a di'! che te sei bevuto il cervello?", annuisco e prometto di tenerli sott' occhio; poi... incredibile! probabilmente qualcosa che non va c' è sul serio. La tipa, che tra virgolette ha una faccia così impiastricciata di trucco che sembra Moira Orfei quando va in discoteca per rimorchiare, effettivamente ogni tanto si alza distintamente dal tavolino che occupa insieme ad un altro gentil signore, e si va a sedere in un altro, ogni volta occupato da un diverso simpatico maschione. Ovviamente io colgo l'occasione al balzo per prendere un altro turno (si vabbè, lo so, l'ho fatto per i soldi) ed arrivare così alla chiusura e vedere cosa succede: sparatorie, polizia, giornali scandalistici e di cronaca che scelgono me come unica testimone dell'accaduto "Ah! vi prego, fatemi indossare i miei ray ban, i vostri flash mi accecano, ed ora basta per piacere che per oggi sono esausta", questo è ciò che mi aspetto. Naturalmente nulla succede, i due se ne vanno, nessun figuro sospetto entra più nel locale ed io rimango con niente di interessante da raccontare in giro.
Dopo la perdita di Dio e l' uscita nei negozi di "Infinito" (i fan dei Litfiba sanno del tipo di dolore di cui sto parlando), avrei dovuto aver capito che la fiducia la si dovrebbe nutrire solo per il proprio canarino... perché è in gabbia. Ah! e invece un altro tradimento, Vladimir, ti prego non andare, non abbandonarci, torna a Porta a Porta.
Opponiamoci all' Isola dei famosi pure se, comunque, la cantante... anche no.
'Sti francesi...
Gli europei altri da noi appaiono così: cortesi, gentili, educati, ordinati, ligi ad ogni regola, leali, onesti, impegnati, puliti... ma io per fortuna tra qualche ora prendo lo aereo per l' Italia...
Qui, nella terra dove hanno vissuto Shakespeare e Amy Winehouse, T. S. Eliot e le Spice Girls, c' è un solo lavoro che si può ritenere ancora peggiore dell' uomo-cartello, dell' uomo-vetrina (ebbene si, da selfridges ho visto pure dei manichini umani) o del commesso di fast food: il ragazzo-chiedi-soldi per sostenere bambiniincinabambiniinmaroccobambiniiniraqragazzemadriadulticonlabbroleporino... Sono in ogni angolo del centro, si muovono in blocco, in gruppi formati da almeno due persone, li puoi distinguere dal bell' aspetto, dal sorriso stampato in faccia e dalle magliette che mai, e dico mai, sono della giusta taglia. Appena li noti devi cambiare strada, se proprio non ce la fai e devi per forza passare di lì, l' unica soluzione per cercare di farla franca è alzare il lettore mp3 a tutto volume e cercare di fissare un punto fisso davanti a te in modo da vedere tutto il resto sfocato. Questo non li farà desistere dalla loro missione, ma tu potrai almeno continuare per la tua strada con la coscienza a posto: mica è colpa tua, tu non hai visto né sentito nessuno. Se qualcosa va storto e sei costretto a fermarti, l' ultima raccomandazione è di fingere di non capire assolutamente una parola d' inglese e biascicare qualcosa tipo "Ai emme on olidey, sorrrrri, ai donte spik inglish". Per mettere in atto questo piano, una sola raccomandazione: non guardarli mai negli occhi, potrebbero muoverti a compassione e potresti ritrovarti in un attimo a dare i dati della tua carta di credito ad un perfetto sconosciuto. Comunque, tutto questo preambolo per raccontare una scena a cui ho assistito oggi a Leicester Square. Leggete ed imparate, casomai i consigli dati da me non funzionassero. La solita sanguisuga-intervistatrice con la sua gonnellina a pieghe verde si butta su un qualunque passante: "Ciao, come stai? Posso farti qualche domanda?", risposta: "Qualcuno sta parlando con me? Dove sei? Dove?" e si comincia a guardare intorno, lei, un po' sconsolata: "Ma come, sono qui!" lui: "Dove? Io non vedo nessuno... eppure mi era sembrato di sentire una voce..." e se ne va sorridendo come se niente fosse. La ggiovane, dopo un attimo di abbattimento lungo più o meno tre millesimi di secondo si fionda contro qualcun altro come se niente fosse. Io invece me ne sto lì, come un' idiota, a pensare: "Quest' uomo è un genio, la prossima volta devo assolutamente fare come lui"... peccato che non ne troverò mai il coraggio, troppa è la tenerezza che infondono in me questi esseri indifesi, colpevoli solo, in fondo, di dover fare un lavoro orribile.